Bibbia, Storia e Archeologia
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Bibbia, Storia e Archeologia

Il periodo “biblico” e la Storia del Secondo Tempio

Possiamo definire periodo “biblico”, in senso stretto, la storia che intercorre fra l’ultima parte dell’età del bronzo (II millennio a.C.) e il periodo romano in medio-oriente fino almeno al I secolo d.C.

Si copre dunque quella parte di narrazione che comprende la salita dei popoli mesopotamici fino alle rive del mediterraneo e si arriva fino alla stesura dei testi cristiani canonici (fine I secolo e primo inizio II secolo a.C.).

Questo fu il lasso di tempo in cui dapprima furono riportate oralmente le tradizioni e le vicende della Bibbia e poi trascritte nei libri dell’Antico e poi del Nuovo Testamento.

Sappiamo ormai tutti che la Bibbia non può ritenersi un insieme di libri storici, sebbene essa contenga numerosissime informazioni che l’Archeologia sta confermando, e ciò è dovuto allo scopo stesso per cui i libri delle Sacre Scritture sono stati redatti. Questo però non esclude, e anzi conferma, la realtà di molti fatti narrati, i quali sono serviti a dimostrare spiegazioni teologiche.

In questo ambito emerge per importanza quella che è definita la Storia del Secondo Tempio, nella quale sono condensati e concentrati molti aspetti significativi e peculiari del “periodo biblico”.

Si tratta della storia del popolo israelita dal 586 a.C. al 70 d.C. e che nasce con la redazione scritta della maggior parte dei libri della Bibbia, riportando in essi le antiche storie e tradizioni, rivisitate alla luce della traumatica esperienza israelita dell’esilio a Babilonia, la ricostruzione del distrutto Tempio di Salomone, con il successivo ampliamento maestoso da parte di Erode il Grande, e della nascita del Cristianesimo con l’Incarnazione di Nostro Signore.

Se non si conosce lo sviluppo del pensiero religioso e culturale del periodo del Secondo Tempio, e si ignorano le vicende storiche in esso intercorse, non possiamo avere un’idea precisa dell’epoca in cui il Cristo ha operato in terra.

La Bibbia sta acquisendo sempre più rilevanza come riferimento storico alla luce delle scoperte archeologiche che si susseguono. Luoghi come la piscina di Siloe, il Santo Sepolcro, l’Herodium, varie sinagoghe specifiche, e mille altri siti sono emersi dalla sabbia e dalle costruzioni che vi si sono sovrapposte, dando riferimenti certi alle indicazioni geografiche riportate dai libri biblici.

Impariamo dunque a leggere la Bibbia per ciò che è, senza fare oltraggio alla realtà dei fatti: un libro religioso che ha lo scopo di diffondere un messaggio, attraverso generi letterari praticati al tempo della stesura, e ambientata in panorami storici reali.

Le conoscenze del VI secolo a.C., quando nel post-esilio babilonese fu messa per iscritto la Genesi, erano già abbastanza sviluppate fra i semiti e i popoli mesopotamici. In ambito astronomico si conoscevano già le orbite di alcuni pianeti. Anche solo da questa considerazione si può comprendere che, se i redattori avessero voluto scrivere un libro scientifico, avrebbero utilizzato altre descrizioni.

Volutamente, invece, si è ricorsi ad avvicendare genere apocalittico, metaforico, narrativo, esortativo, poetico, ecc., semplicemente perché gli stili di scrittura dell’epoca erano quelli e lo scopo era teologico.

I testi antichi, come ad esempio Iliade e Odissea, non sono paragonabili agli attuali romanzi, perché si collocano in un contesto espressivo diverso, in cui la forma simbolica era sdoganata a descrittiva. Dai poemi omerici abbiamo tratto numerosi usi, costumi e abitudini dell’epoca, nonché altre preziose indicazioni.

Impariamo quindi a leggere ogni testo secondo parametri adatti e concettualmente adeguati.

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