Diocesi Albenga-Imperia: origini e diffusione del Vangelo
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Diocesi Albenga-Imperia: origini e diffusione del Vangelo

Brevi cenni sulle vicende legate alle origini di una tra le più antiche Diocesi

Le prime notizie storiografiche che possediamo sulla Diocesi di Albenga, risalgono al IV secolo, e precisamente all’anno 356.

Subito dopo abbiamo da annotare il documento che riferisce della partecipazione al Concilio di Milano del Vescovo di Albenga, Quintius, che si recò nella città lombarda nel 451.

Al tempo la regione ligure comprendeva anche gli attuali Piemonte e Lombardia, per cui il riferimento principale di tutto il Nord-Ovest della penisola italiana era Milano.

Ed in effetti Albenga restò ecclesiasticamente sotto la giurisdizione di Milano addirittura fino al 1200.

La Diocesi era ambita, e l’Arci-Diocesi di Genova approfittò della morte del Vescovo pro-tempore per inviare un proprio prelato a ricoprire la carica, senza che Milano reagisse.

Si verificò quindi che all’inizio del XIII secolo Albenga dipendesse da Genova, mentre Ventimiglia e Savona restarono legate a Milano, contando sul fatto che una Diocesi non richiede la continuità territoriale e sono possibili le enclavi.

Il Ponente ligure fu dunque pronto prestissimo a rispondere alla evangelizzazione cristiana dei primi secoli. Dobbiamo anche considerare che nell’antichità l’entroterra era più densamente popolato rispetto alla costa, ma nonostante ciò l’evangelizzazione partì dalle città portuali.

La leggenda narra infatti che Barnaba sia sbarcato a Genova, il che porterebbe la presenza cristiana in Liguria ai primissimi anni del Cristianesimo stesso.

Un grande impulso alla diffusione e al radicamento del messaggio cristiano nel ponente ligure fu dovuto soprattutto a tre fattori: Monachesimo, Pievi e Confraternite.

Monachesimo

I monaci, che in oriente si ritiravano nel deserto, in mancanza di ciò eressero dei monasteri nelle foreste, nei boschi o nelle isole. Due esempi nella nostra zona sono le isole di Bergeggi e della Gallinara.

La tradizione ci dà notizia di San Eugenio, Vescovo di Noli, il quale condusse vita eremitica proprio a Bergeggi nel VI secolo. Alla Gallinara si avvicendarono diverse comunità monacali, e fu scelta anche da San Martino di Tours e da San Benedetto Revelli.

Ben presto però, i monaci si resero conto che il soggiorno sulle isole esponevano a gravi rischi di saccheggio e di morte, per cui decisero di trasferirsi sulla terraferma. Dapprima si organizzarono in terrazzamenti lungo la costa, ma fu repentinamente deciso di recarsi nell’entroterra.

Pievi

Prendendo esempio dall’organizzazione del Sacro Romano Impero decisa da Carlo Magno, che prevedeva un castello a presidio di ogni marca, la Chiesa avviò il sistema della Pieve.

Si tratta di una chiesa eretta in un territorio strategico per poter coprire facilmente una zona ai fini dell’annuncio del Vangelo e della possibilità per i fedeli di partecipare alle funzioni.

Questo sistema, che fra l’altro garantiva un’adeguata protezione dalle eresie diffuse all’epoca, si sviluppò velocemente e si affermò definitivamente attorno all’anno 1000.

Le Pievi erano chiese battesimali, per cui i fedeli le frequentavano volentieri anche per l’accesso ai Sacramenti.

Sfruttarono la “Bibbia dei poveri”, ovvero la catechesi per immagini e affreschi di cui ogni Pieve era dotata. Insegnavano anche il simbolismo attraverso la custruzione architettonica della Pieve stessa, che veniva spiegata ai fedeli.

Presto le Pievi ospitarono scuola, seminario, archivio, e divennero sede di riunioni anche civili.

Il sistema delle Pievi decadde attorno al XV secolo, quando alle Parrocchie fu concesso di conservare l’Eucarestia e di erigere i fonti battesimali.

Le Pievi più note erano a Triora, Montaldo, Camporosso, Pigna e successivamente anche a Dolceacqua. Esempio significativo è a Pieve di Teco con l’attuale Insigne Collegiata di San Giovanni.

Confraternite

A rafforzare la fede nella nostra zona, le Confraternite hanno un ruolo di notevole importanza.

Le notizie relative alla prima confraternita sono del 1050 con lo statuto della Confraternita di Santa Piano, in Toscana. Un’altra data importante è quella del 1221 con la nascita dei Fratelli (e Sorelle) della Penitenza, da cuo Frà Raniero Fasani, in Umbria, diede origine ai Flagellanti (1260).

Tutte le voci di costituzioni precedenti sono dunque da ritenersi infondate.

La prima Confraternita di cui si ha notizia nella nostra zona è quella dedicata a San Giovanni Battista, e sorse a Pieve di Teco nel 1332.

Le Confraternite scelgono uno o più carismi tra le 14 opere di Misericordia corporali e spirituali, e vi si dedicano attraverso un impegno costante che prevede formazione e preghiera.

A differenza delle Compagnie, le Confraternite possiedono un proprio Oratorio.

Singolare è la Confraternita di Orazione e Morte sorta a Pieve di Teco. Faceva parte di una Arci-Confraternita presente a Roma, e si occupava dei condannati a morte e di raccogliere i morti per le strade, che al tempo erano frequenti. I cadaveri venivano portati nell’Oratorio e si offrivano i suffragi e le pie mansioni di benedizione e sepoltura.

Erano formate da nobili e borghesi della zona, che vestivano un mantello nero su cui spiccavano teschio e tibie incrociate. Calzavano un cappuccio per umiltà, e la manica sinistra era più corta della destra per ricordare la discrezione.

Nel 1600 esplose il fenomeno delle Confraternite del Santo Rosario, con obbligo di recita di un certo numero di rosari settimanali.

Fra le confraternite attive oggi in Valle Arroscia ricordiamo quelle di Pieve di Teco, Cosio d’Arroscia, Mendatica, Montegrosso e Rezzo.

Evangelizzatori illustri

I nomi di coloro che hanno evangelizzato l’entroterra, e in particolare la Valle Arroscia sono molto prestigiosi.

Basti ricordare i Santi Nazario e Celso e San Bernardino da Siena.

Ai primi è stata intitolata la Parrocchiale di Mendatica, e furono coloro che evangelizzarono i nostri territori in epoca proto-cristiana. Furono martirizzati nel 76 a Milano dopo aver compiuto grandi miracoli.

Bernardino da Siena, predicò in Valle Arroscia dopo essere passato da Genova, Savona e Albenga. Si diresse poi verso il Piemonte e da lì nelle maggiori città del nord Italia.

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