Conservazione del Creato: esiste un'ecologia cristiana
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Conservazione del Creato: esiste un’ecologia cristiana

La Fede cattolica e la crisi ecologica

Il problema ecologico è balzato prepotentemente alla ribalta solo negli ultimi decenni, ma parte in concreto dalla metà del XIX secolo, con il mondo alle prese con la prima rivoluzione industriale.

Si pensi che già il 1858 venne chiamato in Inghilterra «l’anno del grande fetore» l’odore nauseabondo che si respirava nella capitale britannica, dovuto allo smaltimento dei rifiuti che venivano scaricati nel Tamigi. L’attesa di vita in quel periodo crollò drasticamente a 18 anni, e si innalzò solo dopo alcuni provvedimenti legislativi, primo tra tutti il divieto di bruciare residui in città.

Le misure, poi, divennero insufficienti in relazione alla crescita delle produzioni. Il 1952 fu battezzato «anno del grande smog», e si contarono a Londra 6.000 morti per l’inquinamento dell’aria.

Nel 1967 Lynn White, storico statunitense, scrisse un libro dal titolo «The historical roots of our ecologic crisis» (Radici storiche della nostra crisi ecologica) con il quale ravvisava nella cultura giudaico-cristiana la responsabilità del deterioramento dell’ambiente.

In concreto White accusava la nostra mentalità di essere rea di considerare l’uomo come padrone del creato, e quindi di usarne e abusarne le risorse a esclusivo suo vantaggio, senza curarsi della conservazione.

In realtà questa teoria non considera alcuni aspetti fondamentali, ovvero in primis la concezione cristiana del creato e anche della sua non corretta interpretazione.

Questi aspetti vengono trattati in modo molto chiaro e supportati da considerazioni non solo teologiche, ma anche storiche dalla «Laudato Sì» di Papa Francesco I.

Il capitolo due si concentra infatti sul «Vangelo della Creazione».

Papa Bergoglio inizia ammettendo che «nel campo della politica e del pensiero, alcuni rifiutano con forza l’idea di un Creatore» relegando le religioni al campo dell’irrazionale. Il Pontefice prosegue sostenendo che «tuttavia la scienza e la religione, che forniscono approcci diversi alla realtà, possono entrare in un dialogo intenso e produttivo per entrambe».

Le soluzioni, infatti, considerata l’eterogeneità dei popoli e delle condizioni, e inoltre di sensibilità, esigenze e cultura, non possono provenire da un modo univoco di interpretazione della realtà.

Francesco elenca a questo punto alcuni tra gli aspetti evidenti della sapienzialità dei racconti biblici, dai quali traspare l’interpretazione in materia di utilizzo delle cose create.

L’antropomorfismo giudaico-cristiano, è dunque definito come un’affermazione di dignità e di responsabilità. Concetto questo evidenziato in modo particolare nell’era cristiana.

Con il linguaggio proprio della Bibbia, che è simbolico-narrativo, si evidenzia la natura del peccato, che rottura di armonia tra uomo e Dio. Le relazioni descritte sono tre: verso Dio, verso il prossimo e verso la terra.

Col peccato originale si identifica il punto di rottura, ovvero la mancanza di Timor di Dio, che è la pretesa dell’uomo di essere dio.

Ciò ha portato a distruggere tutto l’equilibrio, a partire dalla incorretta interpretazione del «soggiogare» (Gn 1,28) che non significa «dominare», ma «mettere il giogo per ottenere benefici comuni».

La visione di una cultura giudaico-cristiana che sia alla base della crisi delle risorse e quindi dello sfruttamento indebito, è dunque smentita fin dalle prime righe della Bibbia. L’uomo si è allontanato da questi assunti di base, determinando una mentalità utilitaristica. Papa Francesco lo spiega chiaramente nella sua enciclica.

Nello stesso tempo il Papa aggiunge che seppure siano state a lungo male interpretate dall’uomo le Scritture, oggi ne abbiamo pienamente la percezione del senso, per cui occorre recuperare il tempo perduto.

La terra è dunque da curare, da «coltivare e custodire» (Gn 2,15). L’insegnamento dato dalla Bibbia semmai è che «del Signore è la terra» (Sal 24,1) «e quanto essa contiene» (Dt 10,14).

Su questa linea si pone anche il riposo del settimo giorno «perché possano godere quiete il tuo bue e il tuo asino» (Es 23,12).

L’antropocentrismo del cattolico non è dunque dispotico in quanto riconosce che tutte le cose e tutti gli esseri viventi costituiscono un valore agli occhi di Dio, il quale dopo la creazione lì definì «cosa buona».

La posizione di Lynn White, dunque denuncia un’inconsistenza concettuale dovuta alla scarsa conoscenza delle Scritture e dunque della religione, che a sua volta, al contrario, dimostra la necessità del proprio messaggio.

Ed è proprio con la «Laudato Sì» dalla cui lettura si traggono le proposte cristiane, non solo teologiche e/o religiose, ma anche pratiche e attuabili.

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