Anna e Gioacchino, storia di un grande amore
I genitori della vergine Santissima
Come molti sanno i nomi di Sant’Anna e di San Gioacchino non vengono mai citati nelle Scritture. Appaiono infatti, insieme a diverse informazioni sulla loro vicenda, in scritti apocrifi: Protovangelo di Giacomo, risalente alla metà del II secolo d.C., Vangelo dello Pseudo-Matteo e nell’Evangelium de nativitate Mariae.
Questo non significa che storicamente la loro esistenza non debba essere presa in considerazione. La scelta dell’inserimento di un testo nel Canone dipende infatti da tutta una serie di fattori in cui prevale l’aspetto teologico, ma non esclude che alcune parti di scritti esterni al Canone abbiano una valenza storica.
Anna e Gioacchino era una coppia che viveva in un grande amore reciproco, ma con la loro storia d’amore amareggiata dalla mancanza di figli. Dobbiamo considerare infatti che chi non riusciva a generare una prole, tra gli Israeliti al tempo di Gesù (ma in realtà un po’ in tutte le epoche storiche) veniva guardato con aria di sufficienza. Nella Palestina erodiana, la considerazione di una coppia sterile era addirittura più crudele: questi coniugi erano visti con disprezzo e a loro erano addirittura negati alcuni diritti.
Possiamo immaginare dunque, quale fosse la tristezza di Anna e Gioacchino, una disperazione che raggiunse il culmine quando il sacerdote Ruben impedì a Gioacchino di lasciare le proprie offerte al Tempio, proprio perché “punito da Dio” con la sterilità del suo matrimonio.
Gioacchino fu così umiliato da questo divieto da ritirarsi per 40 giorni nel deserto a pregare Dio della grazia di un figlio. Contemporaneamente anche Anna, rimasta in casa, pregava per ottenere la medesima grazia.
Al termine di questo periodo un angelo apparve a Anna e le disse: «Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai e si parlerà della tua prole in tutto il mondo». Anche Gioacchino fu avvertito dall’angelo.
Al rientro in città Gioacchino incontrò Anna presso la porta Aurea, e i due coniugi, dopo essersi scrutati negli occhi. si unirono in un bacio appassionato. Questo momento è stato ritratto da diversi artisti, tra cui Bernardino Luini e Filippino Lippi, anche se l’opera più celebrata è quella di Giotto, eseguita tra il 1303 e il 1305.
La Porta Aurea assume un’importanza molto significativa, perché era il luogo in cui si credeva si manifestasse la presenza divina, nonché il luogo ove si sarebbe manifestato il Messia: Gesù entro infatti a Gerusalemme in groppa ad un asinello proprio dalla Porta Aurea.
Maria Santissima visse dunque in una casa di Nazareth, nei pressi della piscina di Betzaeta, il cui nome, in ebraico, significa “casa della misericordia”. La Santissima Vergine fu poi presentata al Tempio all’età di 3 anni.
Anna e Gioacchino sono i soli nonni di Gesù di cui si hanno notizie precise. Del padre di Giuseppe, stando ai Vangeli, si deduce che potrebbe essersi chiamato Giacobbe, oppure Eli (suo fratello), cosa difficile da stabilire in quanto era vigente la legge del levirato secondo la quale un uomo diveniva padre dei figli di un proprio fratello pre-morto. Della nonna paterna, invece, non esiste traccia.
La ricorrenza di Sant’Anna e San Gioacchino, tra l’altro anche protettori dei nonni, era già unificata dal 1584 ad opera di Gregorio XII, ma poi le ricorrenze dei due Santi furono separate, per poi ritornare ad essere unite e festeggiate il 26 luglio, da San Paolo VI.



Un commento
Carla
Che bello quel bacio nell’opera di Giotto. La guarderei per ore.