Una ricerca storico-biblica: chi abitava la terra Canaan ai tempi di Mosè?
Un viaggio nella Geografia del secondo millennio a.C.
Nelle Sacre Scritture emergono le vicende del popolo ebraico attraverso la narrazione delle gesta di Abramo, Isacco, Mosè e di altri protagonisti.
L’attenzione si concentra spesso sull’ingresso del “popolo eletto”, nella Terra Promessa, dopo tutte le peripezie che lo videro in fuga dall’Egitto, passare attraverso un pellegrinaggio di 40 anni nel deserto del Sinai, ove ricevette le tavole della Legge.
Quel momento storico è caratterizzato dalla presenza di Mosè, il quale guidò gli Israeliti fino alle soglie della Terra di Canaan “ove scorre latte e miele”.
Per inquadrare il periodo storico occorre dapprima stabilire quale fosse il periodo in cui visse Mosè, al di là del fatto che per molti storici si tratti di una figura rappresentativa. È innegabile però, che vi fu un momento della storia in cui il popolo ebraico fece ingresso nella Terra di Canaan.
Storicamente la figura di Mosè (o se qualcuno lo preferisce, la collocazione delle vicende narrate in suo nome), viene collocata nella Tarda Età del Bronzo, all’interno del periodo del Nuovo Regno dell’Antico Egitto.
La cronologia più accreditata in questo momento propone che il periodo di nostro interesse si collochi attorno al 1250 a.C., in cui era regnante in Egitto il faraone Ramses II o suo figlio Meremptah. Nella Bibbia, e precisamente nel Libro dell’Esodo, emerge che gli schiavi ebrei in Egitto stavano costruendo le città deposito di Pithom e Pi-Ramses, e quest’ultima fu fondata da Ramses II nel corso del XIII secolo.
Se invece vogliamo prendere alla lettera una cronologia biblica, il periodo viene anticipato al 1446 a.C., con uno slittamento di circa 2 secoli. Nel Primo Libro dei Re (1Re 6,1) è scritto che la costruzione del Tempio di Salomone (che storicamente è databile attorno al 966 a.C.) avvenne 480 anni dopo l’esodo dall’Egitto. I faraoni che hanno seduto sul trono d’Egitto a quel tempo erano Thutmose II o il figlio Amenhotep II.
La cartina posta sotto al titolo illustra l’occupazione formale del territorio, ma occorre precisare che il dominio geo-politico può essere specificato meglio con quanto segue: la Terra di Canaan non era occupata da un solo popolo, bensì da un mosaico di comunità più o meno vaste.
Le principali erano:
Cananei: vivevano nelle zone pianeggianti, le rive del fiume Giordano e le coste del Mar Mediterraneo.
Amorrei: costituivano una popolazione semitica che aveva una certa importanza e forza in quello specifico periodo, e occupava le zone montagnose e vaste aree della transgiordania.
Ittiti: erano di ceppo indo-europeo legati all’Anatolia, che occupava anch’esso zone montuose
Gebusei: una tribù locale che era stanziata a difesa della città di Gebus (odierna Gerusalemme) che era già fortificata.
Amalechiti: erano un popolo nomade e molto bellicoso che spaziava nella parte meridionale della zona e occupava il deserto del Negheb.
Nella stessa zona e quindi nell’odierna porzione del Medio Oriente di cui stiamo parlando, oltre a queste popolazioni vivevano: Gergesei, Evei e Perizziti, i quali erano stanziati nell’entroterra; Anachiti, ovvero i “Figli di Anac” che gli Ebrei descrisserto come giganti e guerrieri formidabili nonché temuti dal popolo ebraico.
Proprio nel momento in cui gli Ebrei si apprestavano ad entrare nella Terra di Canaan, i Filistei (Popoli del Mare) iniziarono a occupare la zona costiera meridionale, corrispondente più o meno all’attuale Gaza.


