Nuovo Testamento e storia: Tessalonica al tempo dell'apostolo Paolo
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Nuovo Testamento e storia: Tessalonica al tempo dell’apostolo Paolo

La risposta entusiasta della comunità macedone

San Paolo visitò Tessalonica, l’odierna Salonicco, nel corso del suo secondo viaggio effettuato tra il 50 e il 51 d.C., e il motivo della sua attenzione per la città macedone veniva da considerazioni molto logiche.

Tessalonica era il capoluogo della provincia di Macedonia, nonché un importante snodo commerciale e strategico dell’epoca di Gesù. Disponeva di uno dei porti più belli del Mare Egeo ed era attraversata dalla via Egnatia, che collegava Roma e la zona adriatica a Bisanzio e poi all’Oriente. La popolazione si divideva tra gruppi di origine greca, romana e ebraica, in una comunità vivace e bene organizzata.

Nell’ottica della diffusione della Parola di Gesù, Tessalonica risultava importante sia in senso strategico (da lì poteva diffondersi in vaste aree dell’impero, ma anche in ambito prettamente sostanziale, essendo la popolazione dedita al culto imperiale romano, le tradizionali divinità greco-romane e culti misterici locali (come quello della divinità Cabiro).

Quando Paolo giunse in città, accompagnato da Sila e Timoteo, diverse persone risposero in modo entusiastico al messaggio del Cristo, tanto che Paolo espresse nella Prima lettera ai Tessalonicesi, scritta poco dopo la sua visita, il vivo apprezzamento per la coerenza di vita che questa prima comunità cristiana del luogo stava conducendo.

Purtroppo molti membri della comunità ebraica cercarono di osteggiare in tutti i modi questo nuovo gruppo che si stava formando, dando vita a delle proprie azioni di intimidazione che sfociarono anche in persecuzioni, nonostante il periodo della proibizione del culto cristiano non fosse stata ancora sancita da Roma.

La coerenza di vita, la carità comune e la resistenza fiera anche a queste persecuzioni, meritarono il plauso di Paolo nella Prima Lettera ai Tessalonicesi. Le opposizioni si scatenarono anche durante la visita di paolo, in quanto gli Ebrei avevano anche sobillato la comunità romana dicendo che Paolo proponeva un altro re in sostituzione di Cesare Tiberio. L’apostolo fu infatti costretto a fuggire di notte a Beroia.

La Seconda Lettera ai Tessalonicesi vede gli esperti divisi su due diverse posizioni riguardo alla datazione. C’è chi la ritiene scritta da Paolo pochi mesi dopo la prima, e quindi databile anch’essa verso il 51 a.C. Altri invece ritengono sia una lettera epigrafica. L’epigrafia a quell’epoca era molto diffusa e accettata come prassi: chi avesse voluto scrivere qualcosa inerente al pensiero di un uomo illustre, era solito firmarla e comporla come se a scriverla fosse il personaggio da cui si traeva il pensiero.

Nel caso fosse una lettera epigrafica, questo scritto potrebbe addirittura risalire a 30/50 anni dopo. In sostanza, però, il contenuto della seconda lettera tendeva a precisare circa un equivoco sorto nella comunità circa la Parusia (ovvero il ritorno del Cristo). Nella comunità di Tessalonica si era diffusa la convinzione che Gesù sarebbe tornato per il Giudizio in tempi brevissimi, per cui molti membri smisero di lavorare e si dedicarono alla preghiera senza curarsi di provvedere per il loro futuro e quello delle loro famiglie.

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