Il Concilio di Nicea: un evento fondante
Fra unità dell’Impero e lotta all’Arianesimo
Fra il maggio e l’agosto del 325 d.C., su convocazione di Costantino I (274-337), oltre 300 tra vescovi e maggiorenti del mondo cristiano, si riunirono nella città bizantina di Nicea (l’attuale Iznik, nel nord-ovest della Turchia). L’evento è ricordato in tutti i libri di storia come il Concilio di Nicea.
Il Cristianesimo era da poco stato “sdoganato” proprio dall’imperatore Costantino con l’Editto di Milano del 313, attraverso il quale si riconosceva il diritto di professare liberamente il proprio culto senza subire persecuzioni. Questa promulgazione andò a beneficio soprattutto dei Cristiani, ai quali fu approvata la restituzione dei beni precedentemente confiscati. Fu un atto che anticipò l’Editto di Tessalonica del 380, col quale l’Imperatore Teodato proclamò il Cristianesimo religione di Stato.
Il Concilio di Nicea si colloca quindi nel periodo intermedio fra la fine delle persecuzioni e l’inizio del divieto di adorare gli dei pagani.
Il Cristianesimo si apprestava quindi a darsi una struttura ben differente da quella soffocata e nascosta dei secoli precedenti, ma doveva anche fissare alcune importanti riflessioni teologiche.
Una delle crisi più significative si verificò proprio in quegli anni ad opera di una teoria eretica proposta dal presbitero Ario (256-336), contemporaneo di Costantino I. Ario riteneva la figura del Figlio, e comunque quella del Cristo, subordinata al Padre.
Costantino era inoltre convinto che l’unità dell’Impero potesse essere garantita e rinforzata anche con l’unità del credo cristiano, per cui la questione assunse oltremodo una valenza politica, se non nella sostanza e nel contenuto, sicuramente nella pratica. Si adoperò dunque per convocare il primo concilio ecumenico della storia.
A Nicea si discusse di molti argomenti, ma la decisione più importante riguardò la condanna dell’Arianesimo e l’affermazione della piena divinità di Gesù con la sua uguaglianza col Padre, dichiarando il Figlio consustanziale (“della stessa sostanza”) al Padre.
Venne inoltre deciso che la Pasqua si svolgesse nella prima domenica successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, differenziando così la data della Pasqua cristiana da quella ebraica del 14 nisan. Da allora si svolsero altri 7 concili ecumenici prima del grande scisma tra Chiesa Cattolica Romana e le Chiese Ortodosse Orientali nell’XI secolo (Scisma d’Oriente, 1054).
A suggellare la fede cristiana fu il primo dogma universale della Chiesa, che consiste nel Credo Niceno, così formulato:
«Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore di tutte le cose visibili e invisibili. E in un solo Signore, Gesù Cristo, il Figlio di Dio, generato dal Padre, unigenito, cioè dall’essenza del Padre, Dio da Dio, luce da luce, vero Dio da vero Dio, generato, non creato, consustanziale con il Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create, sia quelle nel cielo sia quelle sulla terra; per noi gli uomini e per la nostra salvezza discese e si è incarnato; morì ed è risuscitato il terzo giorno ed è salito nei cieli; e verrà per giudicare i vivi e i morti. E nello Spirito Santo».
Fu aggiunta poi una precisazione a sancire il dogma: «A riguardo di quelli che dicono che c’era un tempo quando Egli non c’era, e prima di essere generato non c’era, e che affermano che è stato fatto dal nulla o da un’altra sostanza o essenza, o che il Figlio di Dio è una creatura, o alterabile o mutevole, la santa cattolica e apostolica Chiesa li anatematizza».
Questo simbolo venne poi modificato e precisato nel Concilio di Costantinopoli del 381, per assumere questa forma in Italiano:
«Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza
discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato,
secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen».
Questa è la forma che ancora oggi viene recitata durante la Santa Messa, alternata eventualmente col Simbolo Apostolico.
L’aggiunta della processione dello Spirito Santo, dal Figlio (Figlioque) e non solo dal Padre ha costituito una delle cause principali dello scisma ortodosso.
Del Concilio di Nicea si celebrano proprio in questi giorni i 1700 dalla chiusura.


