Avere Fede significa vivere in prospettiva eterna
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Avere Fede significa vivere in prospettiva eterna

Non finisce qui!

Il pericolo per ogni credente, e vale per ogni religione, è quello di cadere negli eccessi, che sono rappresentati dall’oltranzismo e dalla superficialità. Si tratta di due condizioni da evitare perché pericolose, non solo dal punto di vista concettuale, ma anche pratico, perché sviano dall’essenza della Fede.

Noi Cattolici siamo facilitati dal fatto che crediamo in un Dio eterno e misericordioso, due accezioni che insieme costituiscono la pienezza di tutto.

Ma quando la fede vacilla? Soprattutto quando le cose nella vita non vanno come ci aspettiamo. Ci chiediamo perché dobbiamo subire ingiustizie, sofferenze, problemi e quant’altro, pur non avendo fatto granché male. Il “problema del male” ha tormentato gli studiosi, religiosi e non , di ogni tempo.

Una risposta possiamo trovarla nella lettura attenta della Bibbia, in particolare nel Libro di Giobbe, l’innocente che fu perseguitato addirittura dal demonio. Ma possiamo arrivarci anche solo fermandoci a ragionare.

La nostra Fede, se realmente la possediamo, ci spiega che Dio e buono e misericordioso: iniziamo dunque a escludere che sia capriccioso o che si diverta a vederci soffrire. Eliminata questa opzione passiamo a chiederci come Dio possa volere il nostro bene attraverso cose, fatti o eventi che ci appaiono sgraditi. Qui entra in gioco la vera Fede e la considerazione che abbiamo di Dio. Basta pensare che per il Figlio, Seconda Persona della Trinità Divina, il Padre consentì la Croce, la pena più cruenta, crudele ed umiliante. Dio trasformò questa ingiustizia in un Bene Assoluto, che è la Salvezza eterna e il pagamento di ogni peccato, passato presente e futuro, per tutti. Una cosa imprevedibile da parte dell’uomo. E esattamente come trasformò in Bene Assoluto, il Male più infamante, così si comporterà con noi, ancora una volta in una maniera che non siamo capaci neppure ad immaginare.

Ma, qualcuno dirà certamente, cosa vale allora una vita in sofferenza?

Dobbiamo ricordarci allora che Dio non è capriccioso e crea tutto ad uno scopo di bene e per uno scopo di bene. Ognuno di noi nasce con una missione da compiere, anche se potrebbe non conoscerla né capirla mai. E questa missione si può svolgere umanamente solo se si è presenti in una certa epoca, in determinate condizioni, in precisi luoghi di spazio e di tempo. Ci sono missioni che può svolgere solo un povero, altre che sono possibili solo ad un ricco, alcune altre a una persona sana, altre ancora a una persona malata. E anche la morte corporale fa parte di questo complesso di cose. La Giustizia di Dio pareggerà tutto, come fece anche per i servi che hanno lavorato nella vigna solo pochi minuti.

Dove entra di nuovo in gioco la Fede? Nel riconoscere che non finisce tutto qui: questa è l’essenza della Fede quando è vera! La vita terrena è solo una parentesi preparatoria e propedeutica alla vita eterna, nella quale entreremo dopo aver formato la nostra anima e la nostra vera identità attraverso i sensi, per essere veramente noi stessi nella felicità eterna.

Ogni considerazione che tende a escludere la vita eterna è manifestazione di scarsa fede. Possiamo legittimamente avere dubbi, perché se avessimo certezza non esisterebbe la Fede. Ma la Fede è la cosa più importante che ci chiede il Padre, perché alla base di ogni conseguente nostra azione, e perché segno della fiducia e partecipazione dell’uomo all’opera di Dio.

Hanno allora molta più facile comprensibilità certe espressioni di Gesù, ad esempio quando sentenziò che il più importante comandamento è “Ama Dio e il prossimo come te stesso”.

E in virtù del ragionamento fatto sulla nostra personale missione terrena, comprendiamo meglio la parabola del Padrone spietato, quello che distribuì i talenti e poi li tolse a chi non li aveva usati, dandoli a chi ne aveva di più!

La Parola di Dio è perfetta. Siamo noi a renderla imperfetta con la nostra pretesa di saperne più di Dio. Senza renderci conto che questo fu causa del peccato originale.

«Non chi dice: “Signore, Signore”».

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