Alle radici della nostra Fede: storicità del martirio di Santo Stefano
La data in cui Stefano fu lapidato
Gli Atti degli Apostoli narrano la vicenda del martirio di Santo Stefano, il primo dei martiri cristiani.
Stefano, la cui origine era greca, era il primo dei sette diaconi che gli apostoli scelsero affinché si occupassero della mensa, ovvero delle cose pratiche che consistevano nell’organizzare il rito dell’Eucarestia, ma anche tutto ciò che riguardava la “logistica”, e quindi le preparazioni, le predisposizioni e l’organizzazione persino della domus ecclesia che doveva accogliere le celebrazioni.
Come sappiamo i Cristiani si dovevano riunire spesso in clandestinità: il messaggio del Cristo, oltre che “scomodo” per l’annuncio dell’uguaglianza di tutti gli uomini e le donne dinnanzi a Dio, sconvolgeva le mentalità del tempo, sia in ambito romano che ebraico.
Ai diaconi era però comunque consentito di evangelizzare (incarico tuttora consigliato a tutti i credenti), e Stefano lo faceva in schiettezza, chiarezza e senza paure né mezzi termini. Ciò gli valse le accuse di blasfemia, perché annunciava in modo esplicito che Gesù è vivo ed è il Figlio di Dio.
Gli Ebrei gli intimavano di tacere, ma Stefano non accettò di tacere la Verità. La pena di blasfemia era equiparata a quella dell’adulterio per le donne, e prevedeva la condanna a morte. I testimoni raccolsero i loro mantelli e li portarono a un “capo-popolo” che era lì presente: Saulo, identificabile con il Saulo che fu poi folgorato sulla via di Damasco e si convertì assumendo il nome di Paolo.
Il fatto che Stefano fu lapidato ci aiuta nello stabilire l’anno del suo martirio, che non può che essere il 36 d.C.
Se la vicenda si fosse svolta in un altro periodo, Stefano sarebbe stato crocifisso, sorte toccata a Nostro Signore, e decenni dopo a Pietro e a Paolo. Perché allora solo Stefano venne punito attraverso la pena contemplata nella legge giudaica?
Il motivo ce lo fornisce la storia. Nel 36. d.C. si realizzò un breve vuoto di potere per la destituzione del Prefetto Ponzio Pilato. Era scoppiato un disordine dovuto a uno dei molti falsi profeti che sorsero nei mesi successivi alla Resurrezione di Gesù. Uno fra questi era Samaritano e aveva preannunciato l’apparizione di Mosè sul Garizìm dove sorgeva il Tempio samaritano in polemica col Tempio di Gerusalemme. Moltissimi ebrei si recarono sul posto, ma invece che il profeta trovarono le truppe di Ponzio Pilato che fecero una strage.
La situazione, già tesa, rischiava di creare grossi problemi di sicurezza e militari, per cui, Roma decise il repentino allontanamento di Pilato, mentre il nuovo Prefetto doveva ancora arrivare.
In questo lasso di tempo la giustizia fu gestita dai capi religiosi, i quali applicavano la legge mosaica.
Santo Stefano morì pregando per i suoi assassini: «Durante la lapidazione, Santo Stefano, pieno dello Spirito Santo, fissò il cielo, vide la gloria di Dio e disse: “Signore Gesù, accogli il mio spirito!” Poi, inginocchiandosi, gridò: “Signore, non imputare loro questo peccato!”» (At 7.59-60), aveva 31 anni.


