I tre grandi periodi della storia del pensiero ebraico
Un cammino segnato dalle distruzioni del Tempio
Lo studio e l’approfondimento della storia del popolo ebraico ci aiuta a meglio contestualizzare gli eventi biblici.
Ogni epoca è caratterizzata dalla propria cultura e dall’impostazione del pensiero. Per quanto riguarda l’Ebraismo dobbiamo constatare che esiste una forte identificazione con la religione, la quale ha giocato un ruolo fondamentale nell’evoluzione della storia stessa e del pensiero degli Israeliti, molto di più di quanto sia avvenuto per ogni altro popolo in ogni epoca.
La simbiosi tra istituzioni politico-sociali e religione è sempre stata per gli Ebrei così forte da superare ogni tentativo o velleità di laicizzazione. Rispetto all’Europa, in cui il Cristianesimo ha comportato effetti pur importanti, in Israele ogni evento è stato interpretato alla luce del volere e del rapporto con Dio. In alcuni periodi le scelte politiche dei governanti del momento, sono state giudicate in conseguenza alla loro attinenza con la volontà di Dio. Di conseguenza venivano interpretati e consegnati alla storia i successi o gli insuccessi, proprio in base all’obbedienza dimostrata verso Dio.
I cambiamenti culturali e di impostazione del pensiero si sono comunque dimostrati significativi, tanto da consentirci di distinguere almeno tre grandi epoche del pensiero giudaico, che sono state suddivise anche dalle due distruzioni traumatiche del Tempio.
Abbiamo una prima epoca, la più antica, della quale gli elementi storiografici giocano un ruolo meno fondamentale rispetto agli aspetti concettuali, e che si sviluppa nell’antichità e termina con la distruzione del Tempio di Salomone e l’invasione babilonese. Segue poi il periodo più ricco di contenuti storico-religiosi, che dura fino alla seconda distruzione del Tempio, secoli che identifichiamo come Storia del Secondo Tempio. Da qui nasce l’epoca che porta all’ebraismo rabbinico, in cui la mancanza di un tempio lascia spazio alle riflessioni e ai riti che conducono al periodo contemporaneo.
La continuità è stata garantita dalla trascrizione delle tradizioni orali che si sono tramandate fino al VI secolo a.C., e messe per iscritto proprio nel momento in cui l’elite israelitica, deportata a Babilonia, rientra in patria e effettua una revisione del passato in funzione degli eventi traumatici del presente. Viene riedificato il Tempio, il quale raggiunge il massimo del suo splendore dopo le opere di abbellimento e espansione di Erode il Grande, per poi venire distrutto definitivamente dai Romani nel I secolo d.C.
I riti vengono adeguati alla nuova visione e al rapporto maturato con Dio dopo le prove del passato, e ottengono il risultato di tenere vivo il legame tra politica e religione in una identificazione sempre più forte.
Con la definitiva distruzione del Tempio, e l’attesa di una nuova riedificazione che avverrebbe solo con l’avvento del Messia, che aspettano ancora, nasce dunque l’ebraismo rabbinico, il quale non ha più un luogo dove celebrare i propri riti in forma piena, e in cui questa attesa dolorosa viene dimostrata con le preghiere al Muro del Pianto che è quanto resta della parete ovest dell’antico Tempio.
Sulla spianata del tempio oggi sorgono la Cupola della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa, entrambe di culto islamico.
Conoscere questo percorso e analizzare gli eventi storici e religiosi in chiave teologica, è dunque indispensabili per aprirci alla comprensione delle Scritture stesse.


