L’esultanza ebraica agitando la palma
Significato storico e teologico
Si celebra oggi la Domenica delle Palme, che per noi Cristiani ricorda l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, prima della Passione.
Come tutti sappiamo Gesù fu accolto da una folla esultante. Le notizie delle sue opere miracolose si era diffusa, e al contrario dello scandalo che veniva denunciato dai Farisei, il popolo era convinto che in effetti Egli fosse il Messia atteso da secoli.
Ma perché gli Ebrei manifestavano gioia e esultanza agitando un ramo di palma? In realtà la “palma che veniva innalzata per tributare onore a qualcuno era chiamata LULAV, ed era composta da quattro elementi: appunto un ramo di palma chiuso a cui erano aggiunti un cedro (etrog), salice (ARAVAH, due rametti con foglie lunghe) e di mirto (HADAS, tre rametti con foglie a forma di occhio).
Il tutto era agitato in 6 direzioni diverse (i 4 punti cardinali, in alto e in basso), a significare l’unità che deve esserci fra gli uomini e Dio, e che Dio è in ogni luogo.
Agitare le palme avveniva principalmente durante il Succot, la Festa delle Capanne o dei Tabernacoli, anche perché si volevano evidenziare la vittoria messianica e la salvezza futura.
Si tratta di una delle usanze più antiche e trova riscontro anche nella preghiera Hallel, ed esprime pure il ringraziamento per il raccolto e il ricordo della protezione di Dio nel lungo viaggio del popolo ebraico nel deserto.
Agitando il lulav all’ingresso di Gesù, il popolo lo acclamava dunque come Messia e Figlio di David, colui che avrebbe portato vittoria e pace. Il grido che lo accolse, infatti, era Osanna (Hoshana), che è tipico delle celebrazioni del Succot.
Il ramo di palma in sé stesso, in ebraico, è chiamato TAMAR, e rappresenta la fioritura del giusto, riprendendo il Salmo 92,13: «Il giusto fiorirà come la palma».
Per noi Cristiani l’evento dell’ingresso a Gerusalemme di Gesù, a cavallo di un mite asinello, e l’esultanza del popolo, assumono un significato fondamentale e confermativo della Gloria della Croce, oltre che il modo esplicito del Cristo di indicare le funzioni del vero Messia.


