La Creazione: Terra invisibile e informe
La traduzione da testo ebraico al greco della Septuaginta
Secondo la tradizione riportata dalla Lettera di Aristea, seppure ritenuta da molti esperti pseudoepigrafica (cioè non riferibile all’autore firmatario) e controversa, attorno al 280 a.C. il faraone Tolomeo il Filadelfo affidò a 72 sapienti ebrei ( 6 per ogni tribù di Israele) il compito di tradurre in Greco il testo della Torah, e dunque del Pentateuco (primi 5 libri della Bibbia consistenti in Genesi, Esodo, Numeri, Levitico e Deuteronomio). Questa versione del Pentateuco è chiamata Septuaginta in relazione al numero dei traduttori.
Viene tramandato che eccezionalmente, pur lavorando in modo disgiunto, tutti e 72 i sapienti resero la medesima traduzione.
La Septuaginta ha assunto un ruolo evidentemente rilevante nella diffusione del Pentateuco, ed è servita molto spesso da base per le traduzioni successive nelle diverse lingue nazionali.
Fin dalle prime righe noi possiamo notare alcune finezze espressive che hanno assunto sfumature interessanti nelle diverse traduzioni.
Nel primissimo versetto della Genesi, la Septuaginta riporta:
“Ἐν ἀρχῇ ἐποίησεν ὁ Θεὸς τὸν οὐρανὸν καὶ τὴν γῆν” (In principio Dio fece i cieli e la terra).
Notiamo immediatamente la correttezza della traduzione del termine “cieli” espresso in duale, ovvero non in singolare e neppure al plurale, un genere che esprime le cose che solitamente sono a coppia (es.: occhi, mani, braccia, gambe, ecc.).
Le successive traduzioni in Italiano vengono declinate con “cielo” al singolare, anche perché nella nostra lingua, come in molte altre lingue moderne, il duale non esiste. Questo però non deve farci dimenticare che i cieli creati ci sono indicati come due.
Un’altra sfumatura che vorrei porre all’attenzione è la traduzione del versetto 2, sempre del capitolo 1 della Genesi, quello che recita nella Septuaginta:
“ἡ δὲ γῆ ἦν ἀόρατος καὶ ἀκατασκεύαστος, καὶ σκότος ἐπάνω τῆς ἀβύσσου· καὶ πνεῦμα Θεοῦ ἐπεφέρετο ἐπάνω τοῦ ὕδατος” (La terra era invisibile e informe, e tenebra era sopra l’abisso; e lo Spirito di DIO si muoveva sopra le acque).
Come balza immediatamente all’attenzione, notiamo che la terra, al momento immediatamente successivo alla Creazione, è descritta come invisibile e informe (aoratos kai akataskeuastos), perché le tenebre ricoprivano l’abisso. Rileviamo che nelle traduzioni moderne il termine “invisibile” è tradotto con “deserta”.
Tutto ciò ci serve a riflettere sull’importanza delle traduzioni, che da una parte devono rendere scorrevole, corrente e adeguato lo scritto alla linguistica in uso, ma possono alcune volte perdere delle accezioni che è bene recuperare.
Il significato di fondo delle traduzioni è quasi sempre corretto, ma non si può pretendere che le sfumature espresse da un particolare verbo cresciuto in un determinato contesto, o la “forza” di un termine declinato in una specifica cultura, sia lo stesso per tutte.
La Parola di Dio è eterna e dunque richiede attenzione e sforzo di comprensione, essendo profonda e grande quanto il Creatore.


