La casa di Caifa: indicazioni fra possibilità e probabilità
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La casa di Caifa: indicazioni fra possibilità e probabilità

Il luogo dove il Sinedrio processò Gesù

Uno dei luoghi più importanti in cui si sviluppò l’epilogo della vita terrena di Gesù è certamente quello in cui i membri del Sinedrio riuscirono a trovare un pretesto per ottenere la condanna a morte da parte di Pilato.

Ai tempi di Gesù, in Giudea, gli Ebrei non potevano mettere a morte un uomo semplicemente accusandolo, ma dovevano portarlo al fiduciario posto da Roma, in quel caso il Prefetto, e addossargli una colpa che contravvenisse le leggi romane.

Il processo a Gesù si svolse dunque seguendo due binari: in primis riscontrare un comportamento blasfemo (che era la cosa che interessava maggiormente i Farisei), e in un secondo tempo fornire un’indicazione che consentisse al Prefetto di emettere un verdetto di condanna.

La prima fase si esaurì con l’affermazione di Gesù che sarebbe stato elevato alla destra del Padre, ma questo non era sufficiente per giungere alla comminazione della pena di morte. Il Sinedrio quindi “inventò” la pericolosità per Roma dalle parole di Gesù e sostenne che avrebbe provocato una rivolta per proclamarsi re dei Giudei.

Si trattò dunque di un processo-farsa. L’interesse sia storico che religioso si concentra sul luogo in cui questa vicenda ebbe luogo.

I Vangeli ci riferiscono che dopo il tradimento di Giuda e l’arresto, Gesù fu portato dal Sommo Sacerdote, alla presenza del Sinedrio (anche se Giovanni specifica che prima passarono da Anna, l’autorevole suocero di Caifa). Solo Luca, però specifica che il processo informale si svolse proprio εἰς τὴν οἰκίαν τοῦ ἀρχιερέως (nella casa del Sommo Sacerdote).

Al momento non possiamo dire di avere la piena certezza, ma le probabilità più concrete portano una gran parte degli studiosi a pensare che la casa di Caifa sia dove ora sorge la Chiesa di San Pietro in Gallicantu (nome che ricorda il canto del gallo), ovvero a sud della città e fuori dalle mura di Gerusalemme nella parte orientale della zona in cui sorge la collina di Sion.

I ritrovamenti archeologici venuti alla luce tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, e in un’ulteriore fase tra il 1992 e il 2002, sono costituiti dai resti di una casa che risale all’epoca erodiana, dotata di alcune dépandances, delle cisterne e un mulino. La soglia della casa reca un’incisione con le indicazioni per il deposito delle offerte in riparazione dei peccati, nonché due set dei pesi usati nel Tempio per misurare le offerte.

Sarebbe dunque nel cortile di questa casa che stazionò l’apostolo Pietro e dove rinnegò il Cristo per tre volte, nonché dove udì il canto del gallo.

Alcune perplessità possono sorgere dalla distanza che intercorre fra questo luogo e il Tempio, anche se sappiamo che solitamente il Sinedrio si riuniva nelle adiacenze del Tempio stesso. Un altro motivo di riflessione è costituito dall’inizio della venerazione del luogo, che avvenne solo verso il V secolo dopo Cristo, quando vi fu costruita una chiesa il cui pavimento a mosaico è stato ritrovato.

Nel secolo successivo, il VI, abbiamo la testimonianza di un pellegrino, le cui parole sono riferite da Teodosio nella sua opera De situ Terræ Sanctæ (7 – CCL 175, 118)*: «[…] dal Golgota a Santa Sion ci sono duecento passi. Questa è la madre di tutte le chiese, poiché è stata fondata dal nostro Signore Cristo e dagli apostoli. Fu la casa dell’evangelista san Marco. Da Santa Sion alla casa di Caifa, che ora è la chiesa di san Pietro, ci sono più o meno cinquanta passi».

La testimonianza conferma che nel VI secolo quell’ubicazione della casa di Caifa era ritenuta certa.

  • = da https://opusdei.org/it-it/article/san-pietro-in-gallicantu/

Foto del titolo tratta anch’essa da https://opusdei.org/it-it/article/san-pietro-in-gallicantu/ e riportante gli scavi in loco.

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