Bereshit barah Elohim ...
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Bereshit barah Elohim …

Leggere la Bibbia in Ebraico

«בְּרֵאשִׁ֖ית בָּרָ֣א אֱלֹהִ֑ים» (Bereshit barah Elohim, In principio Dio creò …), è la frase con cui inizia la Genesi, primo libro del Pentateuco e dunque dell’intera Bibbia.

La lettura della Bibbia in Ebraico apre con più facilità la comprensione ai Sacri Testi. Non è solo una questione linguistica, ma un esercizio culturale che aiuta a penetrare nel significato delle Scritture.

La cultura ebraica, e in particolare quella dei periodi di redazione dei testi, si discosta in modo evidente dal modo di pensare e di ragionare dell’epoca moderna, e richiede uno sforzo interpretativo particolare, che tenga debito conto di tradizioni e interazioni che non sono pedissequamente sovrapponibili alle nostre.

A tutto ciò si aggiunga che la lingua ebraica, come altre lingue semitiche, oltre a scriversi e leggersi da destra verso sinistra, è una lingua consonantica (le vocali non esistono nello scritto, ma si pronunciano ugualmente a seconda delle regole grammaticali, fonetiche e di senso). I verbi non hanno modi e coniugazioni come nelle lingue moderne. Certi termini non esistono in altre lingue e non hanno la stessa “forza” e forma espressiva. Altre parole che si usano in altri idiomi non esistono in ebraico biblico.

Il tutto contiene inoltre forme di espressione che sono variate attraverso il lungo tempo di redazione dei vari libri, che in molti casi sono stati scritti secoli dopo essere passati dalla lunga tradizione e trasmissione orale.

Già nella prima riga della Genesi (che in ebraico si chiama “Bereshit” dalla prima parola del testo), troviamo importanti indicazioni sulla sua complessità. Nello scrivere che «In principio Dio creò i cieli e la terra» ci accorgiamo che il termine “cieli” non è né singolare né plurale, ma duale. Il duale è un genere che indica le cose che abitualmente sono due, come ad esempio gli occhi, le mani, le braccia, ecc.

Dobbiamo quindi prendere atto che la Creazione avvenne con la formazione di DUE CIELI. Il significato non è semplicemente numerico, ma innesca delle considerazioni teologiche importanti.

Lo stesso verbo “barah“, che viene tradotto semplicemente con “creò”, non è quello che comunemente viene utilizzato in riferimento alle opere dell’uomo (creare un oggetto, creare un’immagine, e così via), ma viene usato per indicare una creazione che avviene dal nulla, e che di conseguenza è un’opera che può realizzare solo Dio.

Il termine “Elohim“, poi, che viene usato quando si indica generalmente la parola “Dio” senza indicarne il nome proprio, è un plurale. E questo non deve assolutamente far pensare che ci si rivolga a una pluralità dei Dei, anche perché il monoteismo ebraico è strettissimo.

Tutta la Bibbia, parola per parola, ci impegna a leggere con prudenza e conoscenza profonda: si tratta di misurarsi con la “lingua di Dio” in una scrittura eseguita dagli uomini, ma sotto l’ispirazione che la rende attuale attraverso i millenni.

Molte discussioni sui social, come tante opinioni gettate a caso per scarsa conoscenza, non esisterebbero se chi affronta la lettura della Bibbia ricordasse la virtù dell’umiltà.

Leggere la Bibbia in Ebraico significa quindi fare lo sforzo di accostarsi ad essa con cognizione di causa.

Detto questo non bisogna pensare di non poter leggere le Scritture in altre lingue, anzi, è necessario farlo. Occorre però tenere conto che molte perplessità che potrebbero assalirci sono in realtà inesistenti, perché ogni parola è stata ed è tuttora oggetto di studi da parte dei biblisti.

La Bibbia va letta con l’umiltà e la fiducia di chi può essere certo che essa ha un senso, e in particolare il senso che il Magistero della Chiesa fondata da Gesù ha attribuito.

L’Antico Testamento è stato scritto quasi esclusivamente in Ebraico biblico, e poi è stata tradotta, nelle varie lingue, passando soprattutto dal Greco, il quale ha inserito a sua volta il senso migliore che possa essere reso, con le dovute complicazioni dell’esistenza o meno di certi termini e concetti nella cultura ellenista.

La Bibbia in lingua corrente è dunque utilissima, ma solo se si mettono da parte tentativi di “farsi” la deduzione propria su alcuni significati. La Bibbia, anche nell’Antico Testamento non parla assolutamente di un Dio che uccide, che è crudele, e che non usa misericordia. Si tratta di forme espressive che traducono Dio come se avesse reazioni umane, servono per trasferire immagini che possano essere comprese solo dopo le dovute riflessioni.

La Bibbia non ha mai avuto la pretesa di essere un libro di scienze. Le conoscenze scientifiche dell’epoca avrebbero permesso spiegazioni diverse. Ciò che è scritto ha invece lo scopo di portare alla Salvezza, e usa molti generi letterari diversi (narrativo, storico, apocalittico, metaforico, profetico, poetico, e molti altri ancora.

In certi casi la Bibbia si serve della Storia e della Storiografia, ma la cultura del tempo permetteva queste espressioni anche in modo non perfettamente cronologico: al Kronos si sostituisce spesso il Kairòs, il che significa che la cronologia del tempo lascia il passo al “tempo opportuno”. Non si tratta di un tempo quantitativo ma di uno qualitativo.

Gli esegeti trasmettono dei testi che sono stati analizzati e tradotti parola per parola. Ancora oggi si analizza ogni singola silla dei Testi Sacri, per approfondirne la conoscenza nel tentativo di scoprire tutti i risvolti che Dio ha voluto comunicare.

Leggiamo quindi con serenità i testi in lingua moderna, ma facciamo attenzione a scegliere versioni di traduzioni effettuate da studiosi, e per sicurezza verifichiamo che siano stati approvati da Madre Chiesa. La scoperta dei manoscritti del Mar Morto ci rassicura sulla competenza della Chiesa, la quale ha traghettato fedelmente i testi originali fino ai nostri giorni, anche nei lunghi secoli in cui testi antichi come ad esempio quelli rinvenuti a Qumran, non erano ancora stati riportati alla luce.

Fino al 1947, infatti, ci siamo fidati del fatto che la copia della Bibbia più antica che si possedeva era la versione Leningradensis, conosciuta anche come Codice L, risalente al 1008 d.C. E abbiamo fatto bene! I manoscritti rinvenuti a Qumran, del II/III secolo a.C. ci hanno confermato che la Bibbia è stata tramandata fedelmente.

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