Isaia e la battaglia finale: sarà di Adamo contro se stesso
Interpretazione del profeta circa il “Giorno del Signore”
Siamo abituati a intendere e attendere la battaglia finale fra il Bene e il male come una disputa “in armi”. Il profeta Isaia, però, ne dà un’interpretazione che il monaco di Bose e biblista, nonché docente in Antico Testamento, Alberto Mello, ci porge nel commento al capitolo 2 del libro biblico, all’interno della sua opera “Isaia. Introduzione, traduzione e commento”.
Quello che spesso viene definito “Armageddon” ci sarà, ma consisterà anche e forse soprattutto in una battaglia dell’Uomo contro sé stesso. L’orgoglio e l’auto-esaltazione dell’uomo verranno bruscamente ridimensionati da quel momento di Verità che riporterà tutto alle giuste dimensioni.
Il profeta cita Adamo utilizzando la forma sintattica e grammaticale che richiamano la sua etimologia (essere umano), ma anche della relazione che esiste col termine adhāmāh (suolo, terra) che riporta al materiale di cui l’uomo è composto e a cui dovrà materialmente tornare.
Sparirà il mondo idolatrico che esaltava potere e denaro, e con ciò l’uomo si troverà a fare i conti con la propria reale essenza. Una battaglia che l’essere umano dovrà necessariamente affrontare contro l’immagine che attraverso i millennio si è costruito, e che sarà non meno insidiosa di un “tradizionale” Armageddon.


