Una ricerca storica ci propone l’identità della emoroissa dei Vangeli
Un’analisi che segue il paradigma indiziario
Se leggiamo uno degli articoli di Massimo Atzori, e nello specifico quello apparso in due numeri consecutivi (n° 1 e n° 2 del 2024) della Rivista Biblica (Associazione Biblica Italiana), edita da EDB, non possiamo che rimanere affascinati e incuriositi dal tentativo di identificare una delle più misteriose donne che i Vangeli ci presentano: l’emoroissa.
La prima domanda che può affacciarsi alla mente è sicuramente: come è possibile, vista la quasi totale assenza di indicazioni? Eppure, applicando la tecnica del profiling si arriva a una ricostruzione molto credibile, e quindi accettabile nel novero di ipotesi attendibili.
Una donna che i Vangeli lasciano anonima
L’emoroissa presenta sé stessa pur nella scarsità di descrizioni e di azioni che ella compie. Emergono la disperazione (che spinge la donna (una donna!) e per di più resa impura dalla sua patologia, ad accostarsi a Gesù e arrivare addirittura a toccare il suo mantello.
Vediamo allora di raccogliere quanti più dati siamo in grado di trarre nell’indagine. Massimo Atzori, nella sua opera Chi mi ha toccato il mantello? fa notare che il termine utilizzato per descriverla è «γυνή (günè), “donna”, proprio come l’ebraica אִ שָּׁ ה (ishàh), “donna”, indica una donna di qualsiasi età – vergine, sposata o vedova – oppure una moglie». Deve sicuramente essere di religione ebraica, e lo comprendiamo dalla cautela con la quale si nasconde fra la gente che si accalca su Gesù. L’emoroissa deve dunque necessariamente conoscere con quanta severità viene giudicata la sua patologia, che per di più ha a che fare col sangue. Per gli Ebrei questa condizione poneva in condizione di impurità grave.
Raccogliamo anche un altro indizio: la donna riesce a nascondersi e rendersi anonima tra la folla: significa che molto probabilmente non era di Cafarnao, in cui tutti si conoscevano.
Chi può essere dunque questa donna ebrea, straniera, ma abbastanza disperata o risoluta da tentare l’impresa impossibile per un’impura di toccare un Maestro? La storia ci porge una finestra da cui affacciarci nel tentativo di avvicinarci ad un’ipotesi. Vediamo dunque di affrontare l’aspetto cronologico.
La storicità cronologica degli eventi
Gli storici ritengono che Gesù nacque qualche tempo prima della morte di re Erode il Grande (che scomparve nel 4 a.C.) e iniziò il suo ministero verso il 28 d.C. Molti esperti tendono a fissare la morte in croce di Gesù il 7 aprile dell’anno 30. Il suo ministero durò quindi 2 anni e qualche mese, tra il 28 e il 30 d.C.
La nostra ricerca impone dunque di trovare una donna che abbia vissuto in quel periodo, ma che fosse affetta da questo disturbo tutt’altro che diffusissimo.
Sappiamo però che proprio in un periodo collocabile dal 24 fino al 33 d.C., Marco Giulio Agrippa, nipote di Erode Antipa, fu agoranomo, ovvero commissario dei mercati di Tiberiade, incarico che prevedeva l’assegnazione di una casa di abitazione.
Attorno al 27 d.C. Marco Giulio Agrippa cadde in una grave depressione, e Giuseppe Flavio, nel suo Antichità Giudaiche, ci informa che la moglie Cipro, scrisse una lettera preoccupata a Erodiade, legata, come sappiamo a Erode Antipa. Questo ci conferma che almeno nel 28 d.C. Marco Giulio Agrippa e la moglie Cipro risiedevano a Tiberiade.
La fama di Gesù arrivò presto a diffondersi, e la conferma la abbiamo dalle moltitudini che accompagnavano i suoi spostamenti, e il richiamo della sua presenza, anche da città relativamente lontane, perciò anche da Tiberiade.
La possibile patologia di Cipro
Da una ricostruzione storico-indiziaria, e dagli incroci con altri eventi storici, Massimo Atzori è arrivato alla conclusione che Cipro possa essere nata attorno al periodo compreso tra il 7 a.C. e il 3 d.C. e che al momento dell’evento dell’emoroissa potesse avere dai 26 ai 36 anni.
Dalle date che si sono ricavate circa la nascita dei suoi 5 figli, si deduce che Cipro ebbe il primo figlio ad un’età tra i 30 e i 34 anni, dopo essere stata sposata da 17/21 anni. Le date ricavate delle gravidanze successive ha permesso di evidenziare che la vita sessuale di Cipro fu divisa presumibilmente in due periodi ben differenziati: il primo tra i 13 e i 30 o forse 34 anni, e il secondo dai 30 fino forse ai 46 anni, con 5 gravidanze portate a termine a grave rischio per l’età matura della puerpera. Il primo periodo risulta tipico di quella che i medici chiamano “infertilità primaria”.
Tutti queste coincidenze, seppure indiziarie, unite ad altre più approfondite analisi derivanti sia da osservazioni diagnostiche e evidenze storiche relative alla nascita dei successivi figli, hanno fatto nascere l’ipotesi che Cipro fosse affetta da fibromatosi uterina, una patologia che si manifesta anche e soprattutto con copiose perdite di sangue, che induce spesso all’anemia.
I Vangeli specificano che la donna era spossata e distrutta anche dagli inutili tentativi di guarigione, nonostante l’impegno dei medici.
Conclusione
La domanda è dunque la seguente: quante donne potevano essere affette da questo tipo di patologia, in quello specifico periodo e in quella specifica zona, con la stessa possibilità che aveva Cipro di recarsi alla ricerca del Maestro Gesù che aveva fama di guaritore? Quante donne avrebbero avuto l’ardire di osare avvicinarlo, se non spinte dalla disperazione, ma anche dalla protezione di una condizione di autorità da parte del marito?
La ricerca, per ammissione stessa degli autori, non è certamente risolutiva, ma apre comunque alla possibilità che l’emoroissa possa avere finalmente un nome: Cipro, moglie di Marco Giulio Agrippa, e madre di 5 figli.


